Per un attimo voglio staccarmi dal racconto di genere specifico e prendere un respiro più generale.
Premesso che non voglio togliere il lavoro a nessuno, tantomeno agli editor, mi sto chiedendo: come ci si accorge se il nostro scritto è coerente?
Come si fa a “allenare l’orecchio” per trovare le incongruenze, per scovare i punti dove il racconto non funziona perchè “nella realtà non andrebbe mai così“?
Vediamo cosa trovo spulciando di qua e di là, e vediamo se riesco a tirarne fuori uno schema.
- testo e contesto. Lo confesso, non ci avevo mai riflettuto, ma il “con- testo” è proprio ciò che va con il testo, l’ambiente nel quale il racconto si inserisce. Quindi, per prima cosa bisogna fare un’estrema attenzione a rispettare il contesto. Se la mia storia è ambientata nel Cinquecento, non potrò tirar fuori un telefonino ad un certo punto.
- continuità. Per ogni azione che facciamo fare al nostro personaggio dobbiamo chiederci: “è possibile che faccia così?” (ossia: le regole sociali lo consentono?); “ha le informazioni per farlo?”; “la sua azione è stata preparata dalla storia precedente, scritta o intuita?”.
- sospensione dell’incredulità. Il racconto è un po’ come un sogno: va avanti finchè siamo nella condizione giusta di godercelo. Se arriva qualcosa e ci sveglia, addio sogno – e addio racconto. Un’incoerenza “sveglia” il lettore e lo fa uscire dalla trama. Ma è meglio dedicare il giusto tempo a questo punto: passo ad un altro post.