Continuo a parlare di racconti di viaggio – probabilmente lo farò finchè non riuscirò a scrivere il mio raccontino.
Un altro suggerimento importante riguarda il ritmo del racconto. In effetti, a pensarci bene, non è affatto una cosa banale. Ci sono tantissime modi per spostarsi, e non sarebbe una cattiva idea replicare la velocità dello spostamento nel ritmo del racconto. Una gita a piedi sarà più lenta di un viaggio supersonico!
Il problema è che, tra i miei ricordi, c’è il fatto che i “dialoghi” hanno un ritmo diverso dalla narrazione, e proprio l’alternanza tra dialoghi e narrazione dona al racconto l’andamento giusto. Ma non ricordo quale dei due “accelera” e quale “rallenta”! Lo scoprirò e ne parlerò in un prossimo post.
Spulciando ancora nella rete, ho trovato anche un altro suggerimento interessante, o meglio una checklist da usare per non dimenticare nulla. Sempre nell’ottica di raccontare “durante il viaggio” (e quindi io dovrei un po’ modificarla – ci provo tra parentesi), si deve tenere conto di:
- persone (chi c’è nel viaggio con noi, o con il nostro protagonista?)
- spostamento (da dove partiamo, e dove stiamo andando?)
- ambiente (com’è fatto il nostro mezzo di locomozione, e chi c’è dentro?)
- incontri (arriva qualcuno di speciale, mentre stiamo viaggiando?)
- eventi (nel nostro racconto deve succedere qualcosa, no?)
- realtà in cui siamo ora (prima o dopo la partenza ci trovavamo in una realtà diversa, che fa da contrasto con quella del viaggio?)