Virgolette, che disperazione.
Ho imparato a mie spese che non solo esistono diversi tipi di virgolette, ma che – e soprattutto – se voglio mettere nel mio testo un mix di dialoghi, pensieri e spiegazioni devo fare molta attenzione, se non voglio confondere il lettore.
Qualcuno mi ha detto che le virgolette migliori per i discorsi diretti sono le “caporali” (i “baffi”, tanto per capirci). Non è stato facile imparare ad usarle, soprattutto perchè quelle “alte” (anche chiamate “all’inglese”) sono a portata di dito, sulla tastiera, mentre le altre le dovevo cercare… fino a quando un santo in terra non mi ha impostato un comando veloce sulla tastiera.
Perché questa fatica? Perché mi piace, di tanto in tanto, inserire i pensieri del protagonista – se sto scrivendo in prima persona – oppure evidenziare delle parole particolari. In quel caso vado di corsivo, e se si tratta di un pensiero ci aggiungo anche le virgolette, tiè.
In ogni caso, mi rincuoro: pare non ci sia davvero una regola fissa e immutabile, e che la scelta tra uno stile e l’altro dipenda soprattutto dalla casa editrice.